Raoui

amina narimi

” Cantastorie “

Oh cantastorie, raccontami una storia
Fa che sia un racconto
Raccontami delle genti antiche
Raccontami delle Mille e una notte
Di Lunjia Bent el Ghoula
E del figlio del Sultano

Venghino signori, venghino**.
Portaci lontano da questo mondo
Ognuno di noi nel suo cuore ha un racconto

Racconta e dimentica che siamo adulti
Nella tua testa siamo piccoli
Raccontaci del paradiso e raccontaci del fuoco
Dell’uccello che non ha mai volato
Abbiamo capito il senso del mondo

O cantastorie, racconta così come ti hanno raccontato
Non aggiungere né togliere nulla a quello che hai
Possiamo vedere i tuoi pensieri
Raccontaci affinché possiamo dimenticare questo tempo
Lasciaci nel C’era una volta.

يا راوي حكي حكاية
مادابك تكون رواية
حكي لي على ناس الزمان
حكي لي على ألف ليلة وليلة
وعلى لنجة بنت الغولة
وعلى ولد السلطان
حانجيتك مانجيتك
دنا بعيد من هادي دنيا
حاجيتك ماجيتك
كل واحد منا…

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Scenografie

La scena mostra due alberi e un pezzo di cielo blu

la cornice è la finestra da cui guardi tu

ecco una stella esce dal profilo scuro e attraversa il cielo

il tempo non l’ho contato, forse qualche ora o forse più.

La scena poi sembra tornare uguale ma uguale non è più

è come se fossero vuoti quei letti bianchi dove ho visto lei.

Nuovi sogni già sognati

Nei sogni ti ricopro il corpo
con quell’olio del desiderio, ben profumato
che ti fa lucida e brillante
con passaggi di mano sempre più arditi
nelle più recondite pieghe.
Oppure con dolce miele da mangiare
per poi passarci la bocca e sentirti sospirare
come in un sogno già sognato una vita fa
mentre il corpo assume pose conosciute
e s’apre come un fiore
pose già viste in altre età.
Ma il sogno all’improvviso apre le braccia
nudo e coi seni belli
non più ombra del mio sogno ma come cosa vera
e ha più colori di quanti ne possa immaginare
e nuove pose mai sognate
nuovi sogni da sognare anche in questa vita qua
o forse ho scordato che li ho sognati già.

Salvatore Grillo “sinuosità”

Medley d’agosto

-Vai-
Vai pure avanti tu.
Cos’è questa smania di arrivare primi in un posto dove poi
ognuno è solo in quello che crede sia la sua felicità.
Vai pure avanti tu.
Che hai anche un bel culo
Studierò il percorso fatto insieme fino ad ora,
starò a guardare la tua felicità ondeggiare.
Se poi vuoi, dammi una mano ad arrivare.
Vedremo insieme il sole la nebbia dissipare
ma se proprio non vuoi starò qui a guardare.
Pensavo questo oggi steso sotto il melograno
no, non quello della famosa mano
è solo quello che ha in giardino mezza Milano.
Pensavo anche che hai una gran bella faccia di culo
con un culo bello come il tuo non è certo derisorio
pensavo che se passassi di qua
non mi alzerei
così la faccia resterebbe oltre le gran belle tette che hai.
Intanto il cielo s’ era fatto nero nero
e così di qui non è passato proprio nessuno
soltanto l’ acqua
non si capiva
non si capiva se scendeva o se saliva.
Zan zan.
(Zan zan sono una bella coppia, uno in battere uno in levare)

-Una vecchia amica-
C’è sempre qualcosa che ci tiene vivi,
un ricordo, un sogno, un amore,
una stella che non cade mai,
una zingara che torna in visita la notte.
E’ un po’ che non passava di qua
un tempo guardavamo l’ olona scorrere dalle finestre di Mary
le si illuminava il viso con i lampi della filovia
mi guardava muta e consolava i miei pochi anni,
sapeva tutte delle mie bugie,
ci facevamo compagnia,
poi mi accompagnava ai sogni.
Deve avermi visto piangere Mary
così è passata in visita nella mente
aveva il solito suo sorriso il più bello
per donare anche a me un sorriso.
Ma se la guardi bene anche lei,
orfana ora, e sempre giovane nella sua cornice
ha piccole fessure nell’olio dei colori,
anche lei piange Mary.

-Un bacio-
Vorrei appoggiartelo alla guancia, un bacio
o nell’incavo del collo.
Ma tu giochi d’ anticipo
apri le labbra
e lì lo prendi
-perchè hai le labbra belle-

-Trittico degli arcobaleni-
E proprio mentre guardi lei
quella che hai disegnato ieri
quella che pensavi non arrivasse mai
quella che invece è qui dentro agli occhi tuoi.
Quindi sogna bimba mia
disegnalo il futuro
sogna forte quanto puoi
e dimmi i desideri tuoi
che si faranno miei.
Di là qualcuno ha aperto l’acqua
e la temperatura sale
l’aria è satura di vapore.
Fuori piove
l’aria qui invece è serena
profuma di pomeriggi al vetro
ad aspettare un arcobaleno
o il primo raggio di sole che lo creerà.
L’aria qui invece è afosa
dei pomeriggi di cotone
di bianco e di caldo sulla pelle
e di manine curiose.
Ma oggi non è tempo di arcobaleni
che dicono continui, questa pioggia rinfrescante.
Così ci si accontenta di uno stupore a caso
un ricordo o un sogno non so
purchè scelto tra i più belli.
E poi mi piace
quando fruga con le dita
tra le cose sue più intime e segrete.
Cercando nei cassetti un ricordo ancora da venire
un ricordo appena immaginato
pronto per il sogno
e per poi poter esser ricordato.
Mi piace quando fruga
cercando una chiave
piccola e lucente
di una botola segreta
che bypassa l’ingresso al monte analogo
che non arriva mai.
Mi piacerà ancor più la gioa
la sua piccola gioia di averla tra le dita
mentre cavalca un unicorno
in volo sopra l’arcobaleno
o su di un letto a caso.

-Ti do’-
E’ in arrivo un treno, ma un treno di bimbo
un treno carico di non posso dirlo
e non posso dirlo perchè non so
quando ancor dirai Ti dò.
E non so neanche se arriverà dal futuro
o da un passato un po’ rosa e un po’ scuro
ma so che è qui che arriverà
so che è qui che accadrà.
E Qui non è un avverbio di luogo
ma il centro di un mondo che mondo non è
qui gli alberi salgono al cielo, con passo da re
emergono e affondano dalle rive di un lago.
L’unica voglia vera che ho
è di quando ancor dirai guarda, Ti dò.

-T’ ho incontrata domani-
T’ ho incontrata domani
dice una canzone di qualche anno fa
e a pensarci bene non è poi tanto stupida questa cosa qua.
Ho visto babbo e mamma oggi che non ci sono più
al terrazzino del Croce bianca, proprio davanti al lago,
ma il poeta è fingitore si sa, e trasfigura la realtà.
Guardavano il lago scurirsi di buio
in questo domani
e l’ acqua indorarsi all’ ultimo sole,
io non c’ ero ancora ma il cielo era pieno di stelle
stelle cadenti di mille colori e di sicuro ero una di quelle.
Finte nuvole di fumo tra i lampi riempivano il cielo.
E’ stato solo nell tempo di un lampo
mentre guardavo anch’io il lago scurirsi di buio
e l’ acqua indorarsi all’ ultimo sole,
il cielo era ancora pieno di stelle,
pirotecniche stelle cadenti di mille colori.

-Sogno di stella-
Sono stato giovane, non molto tempo fa
stavo sul balcone, a guardare le stelle
che sapevo essere là.
E c’era quel cielo, nuvoloso e scuro
c’era la luna, che da un foro spuntava
e che sapevo vicina alle stelle.
Era proprio ieri sera
la sera delle stelle cadenti
le mie stelle di bimbo che non cadranno mai
perchè ho sempre quel sogno antico che mi porta lassù.
Poi come allora nella notte appare lei
rannicchiata tra le nuvole ,gambe al cielo
e tra le gambe la luna, che da un foro spuntava
ma la luna era un lago, con acqua brillante di stelle dorate
io viaggiavo verso il Duemila
i cristalli colorati ancora tra le mani
fino al primo raggio di sole.
“Ah questo sogno mi porta lassù
e mi accompagna
tra i vicoli d’oro del cielo
perchè il mio mondo è lassù.”
“Questo sogno si estende all’ infinito
ma il mio mondo si è fatto nostro”

-Ricordi mai visti-
Si alzò al cielo,
arcuato.
Tra le labbra belle un tunnel
di buio caldo e leggero.
(le si vedeva l’ anima)
Nessuna luce sul fondo
solo desiderio di percorrenza.
(a volte chiudi gli occhi,
e lo spazio si abita di ricordi mai visti)

-Quando quando quando-
Quando penso a te sdraiata al sole nei miei occhi
ed era quasi ieri.
Quando penso a te nel buio di quel sole
che non scalda la tua pelle.
Quando penso a quella gonna, gialla, da gitana,
ondeggiare al vento della riva.
Quando quella gonna poi l’ hai persa sulla strada
ma la sogno ancora sai.
La sogno.
Quando capirò che amarti non è mica quella gonna
e neppure il vento che la solleva un po’.
Quando capirò che amarti è proprio questo tuo mancare.
E sai mancare così bene sempre sai.
Mentre ci sei mi manchi.
Quando capirò che il vento non ha mai smesso di soffiare.
E quando un giorno capirò che tu nella tua gonna non ci puoi più stare.
Allora non saprò nemmeno cosa fare
e tu me lo dovrai insegnare.

-La curva dell’acqua-
Sotto questo cielo nero scelgo un posto dove stare
su questa spiaggia di sassi e sale
-è lo stesso mare
sono qui
vienimi a trovare-.
Davanti a tutta quest’ acqua azzurra lo sguardo non ha un punto dove sostare
solo una linea, là in fondo, dove si intuisce l’ acqua curvare
-ma è lo stesso mare
sono qui
vienimi a trovare-.
Dietro le spalle un altro mare, un mare di tempo dove navigare
dentro le tasche un lago che ha detto vai se proprio devi andare
sarò sempre qui quando vorrai tornare.
Intanto i bimbi giocano sotto il tendone della colonia estiva
sotto lo sguardo attento delle signorine
oltre la curva sembra di sentirla ancora chiamare il mio nome
ma non ricordo la voce e forse è solo un altro bimbo con la sua signorina.
-ma è lo stesso mare
io sono qui
vienimi a trovare-.
Andremo su alla pineta, per averne nostalgia domani
tra resine calde e aghi di pino guarderemo l’ acqua fin dove inizia a curvare
saran le stelle poi a dirci quando è l’ ora di tornare.

-Gli ultimi fiori-
Li ha scelti con cura i fiori multicolore che ha scelto per me
io ne ho fatto un bel mazzo, nel vaso nuovo d’Agosto
fatto apposta per contenerli”
E potrebbe finire qui ma non capireste
non capireste che a guardarli la puoi vedere ancora al prato
china sui fiori, nel suo vestitino colorato e fresco
ogni volta di un nuovo colore.
Rosa come le rose rosa
bianco come le margherite
viola come un pensiero.
E potrebbe finire qui ma ancora non capireste
non capireste che a guardarli appare una donna
nuda e sfrontata
come nei più bei sogni di gioia vestita.
Gioia rosa come le rose rosa
gioia bianca come le margherite
gioia viola come un pensiero.
E ogni giorno ne prendo uno
quello che desidera di esser preso
lo porto al sole
l’aria è calda come un eterno Agosto
e piena di musiche e voci.
Così d’ improvviso inizia a danzare
gioia rosa come le rose rosa
nell’aria che l’avvolge leggera
gioia bianca come le margherite
e canta con voce di sirena
gioia viola come un pensiero.
Poi alza le braccia al cielo
arcuata
tra le labbra un tunnel di buio caldo e leggero
(le si vede l’ anima)
mentre il cielo prende il colore dei fiori,
rosa come le rose rosa
bianco come le margherite
viola come un pensiero.
A questo punto chiudo gli occhi
e appare sempre il bimbo di domani
incantato a guardare il cielo
i colori, le voci, i fiori
in mano ha fiori nuovi per lei,
fiori nuovi che non c’erano al suo prato.
Poi piega le spalle stanche e si sdraia sull’erba
i fiori volano via come farfalle nel sole
nel cielo trasparente come un vaso di vetro
che li riflette come luce obliqua.
Luce rosa come le rose rosa
bianca come le margherite
viola come un pensiero.

-Questa non è magia-
Si inizia schiarendo un poco, dal basso
come luce di sole nascente all’alba
luce che sale a rischiarare il cielo.
Poi si estraggono i dettagli, con un pò di contrasto
si cancellano i rumori d’ immagine
che disturbano i contorni frastagliati dell’ intuita forma
anche un po’ di colore, sulle labbra, non guasta.
Quello che appare, strappato dal buio, non è magia
è meraviglia
la bella e non più intuita forma
quella vera.

Questa non è magia By Franco Bonvini

MasticadoresItalia // Editore: J re crivello

Link blog di Franco

Si inizia schiarendo un poco, dal basso
come luce di sole nascente all’alba
luce che sale a rischiarare il cielo.
Poi si estraggono i dettagli, con un pò di contrasto
si cancellano i rumori d’ immagine
che disturbano i contorni frastagliati dell’ intuita forma
anche un po’ di colore, sulle labbra, non guasta.
Quello che appare, strappato al buio, non è magia
è meraviglia
la bella e non più intuita forma
quella vera.

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Questa non è magia

Si inizia schiarendo un poco, dal basso
come luce di sole nascente all’alba
luce che sale a rischiarare il cielo.
Poi si estraggono i dettagli, con un pò di contrasto
si cancellano i rumori d’ immagine
che disturbano i contorni frastagliati dell’ intuita forma
anche un po’ di colore, sulle labbra, non guasta.
Quello che appare, strappato al buio, non è magia
è meraviglia
la bella e non più intuita forma
quella vera.