Il giardino che non c’è

Pian piano i luoghi che ti son piaciuti cambiano
e non parlo dei paesaggi, delle cose o delle case,
è qualcosa nell’aria, troppo piena e pesante
come una sensazione di non essere più solo
che non ci sia più un rifugio dove poter star solo.
Un posto come quel giardino dietro al portone
in portone a cui non so mai suonare
ma non per non vedere quel che non c’è più
ma perchè in cortile non c’è lei alle finestre
a sorridere e guardare e da lei non ti puoi più nascondere.
Neanche ai gradoni della torre si può stare in pace
la torre col riquadro di cielo
quei gradoni antichi dove una volta ti potevi rifugiare
e allora si prosegue
verso il lago
tra la gente che non tace
e arrivati sulle rive i fiori gridano che non c’è più pace.

3 pensieri riguardo “Il giardino che non c’è

  1. già questo mondo comincia a diventare piccolo, lo stra-affolliamo con ingombranti presenze ed è sempre più difficile ritagliarsi uno spazio per la propria solitudine. Anche la natura ne risente. Bella davvero Franco

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