I luoghi d’infanzia

Ho tre luoghi d’infanzia
uno fino a otto, nove anni
cintato da mura in pietra
pieno di profumi di lago e dei suoi fiori
di legna alla stufa e calore buono.
Lì avevo sempre le mani sporche
di terra o squame di pesce o inchiostro blu del calamaio
tanto che al rientro me le facevano sempre lavare.
Uno dai nove anni fino a quando non so quando finisce l’infanzia
pieno di odori di benzina, pistoni oleati, grasso da catena e solventi.
Lì avevo sempre le mani sporche d’olio
e poi di rosso e blu d’inchiostro da stampa
una volta anche la faccia
quando ho aperto la pompa in pressione del blu tricromia,
le mani, la faccia e il locale
non se ne andava via lavando dalle pieghette della pelle.
E poi c’è questo dove sto
questo della terza infanzia
qui il blu è sparito dalle pieghette della pelle
ma da qui parto quando il cielo è blu
su ciclabili rosse, verso gli altri due e oltre.
Lo so che possono sembrare sempre gli stessi posti
ma ogni volta mostrano nuove meraviglie.



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