Che non sia solo oggi

..

e vuoi volare via .. ma non ci perdonerai

Lui sta mangiando sulla pelle mia
E sta cercando con la sua miopia
Di dimostrare la sua verità.
Io che credevo nell’intelligenza
Nella sapienza di chi è messo là
A giudicare solo con coscienza
Senza pensare alla sua vanità

La mia splendente musa

La mia musa è una faccetta bella
il viso dolce e la nuca di mille veneri decollate.
La mia musa è anche una faccetta furba
se le chiedessi di venire,
con nelle mani quello che più mi piace,
arriverebbe con una portata di sushi
mostrando solo le mani
forse solo una
il resto in ombra.
Ma dovreste vedere quando non chiedo nulla come splende in piena luce
e cosa tiene nelle mani.

L’uomo che inventò la speranza

Cristina Bove

cristina bove

Era seduto sulla pietra nera
della caverna gelida
il fuoco ormai soltanto cenere
la tramontana urlava intorno al masso
che chiudeva l’imbocco

la femmina pareva che dormisse
di un sonno troppo duro
_il neonato non vagisce più_
entrambi sono immobili
bianchi come i rigagnoli di gesso

aveva disegnato un bue e un cavallo
ora nel buio spariti
ma li vedeva scalpitare vivi
ad ogni lampo

c’era stata la luce per due volte
e per due volte il buio
e ci sarebbe stato ancora il disco giallo
_quell’oro prima che scoprisse l’oro
un Dio di certo_

e mentre intorno gli moriva il mondo
gli scaturì come una fiamma in petto
un frullo in testa

spostò il macigno
ricordò i colori
la valle degradante fino al mare
_nessuno ancora lo chiamava mare_
le bacche rosse di quel buon sapore
il latte di quel docile animale
il fusto adatto per l’affilatura
l’amigdala già…

View original post 23 altre parole

Dei tanti momenti che avrò

Poco fa il cielo era di un bel blu profondo, che ancora ci abitava la notte
il viola del nuovo giorno saliva all’orizzonte, lungo il traliccio della luce.
Un comune traliccio della luce, questo si vede dalla mia finestra,
e tetti e case e alberi, ogni giorno uguali.
Ma poi ha iniziato a scintillare, colpito dai primi raggi del sole
ancora bagnato dalle nebbie notturne.
E in quel momento ero lì, finchè la luce ha reso il cielo e l’ orizzonte di un unico colore
il traliccio sfumato nella foschia.

Che sia per questo che canto canzoni d’amore
e scrivo e descrivo le gioie che ho
nominando la madre dopo ogni gioia
anche perchè Santi numi o Eterni dei è un po’ desueto
mentre Mamma mia è eterna.

Che sia per questo che canto dei luoghi che ho incontrato o incontrerò
di cose comuni come gli alberi ai monti
che vegliano un compagno strappato dal vento
sdraiato nel muschio o nella neve.
O dei venti di lago, ricorrenti, che salgono e scendono le rive
portando voci e profumi lontani, e anche cose lontane nel tempo.
O dei corpi di donna
altrettanto scintillanti al sole o profumati, fonti di gioia e dolciore.

Che sia per questo, che ne scrivo e descrivo e li mostro
che sia perchè qualcuno che li deve vedere li veda
e ne veda la bellezza, e si convinca, e mi lasci qui ancora un pò.
Perchè so che avrò altri momenti di gioia che ancora non so
ma so che saranno i più teneri e belli
altri saluti al sole.

Sogno invisibile

Si muove lenta nel buio della stanza la donna sognata
si libera lentamente dei pensieri del giorno
si prepara amorosa per la notte
fuori dal campo di luce.
Nessuno specchio sul tragitto rivela la presenza
solo sospira a volte, o così mi pare
e mente
mente col corpo che tace.
Il suo sospiro è un soffio, che sposta le tende
invisibile si stende al suo giaciglio
e si accarezza, fino ad aprirsi la bocca
che è il buio della stanza.
E mente
dice di esserci e non c’è
se ne sta nel buio impenetrabile e profondo
ma fa dei sospiri un canto
e io sono nello stesso buio
suono la sua canzone.
E mento, vedendo un corpo che non c’è
ho tolto le corde alla chitarra
per suonare quella canzone.
Parla di alberi, spazi aperti e luminosi
e venti sopra al lago
e la melodia è dolce, di chissà quali inaudibili corde.
Poi l’adagio con grazia si fa andante mosso
di vento che agita le cime
e di battaglie antiche
tra l’arcangelo di Brunate e il suo demone.
Nessuno vince
sono sempre lì, in battaglia sul punto più alto
contro il cielo, senza tempo.
E’ un attimo, in un lampo di luce torna il buio
ma in quel lampo ti pare di averla vista nel suo giaciglio di neve
di averla sentita godere, venendo in un sospiro.
Ma mente, col corpo che tace nel buio silenzioso
e io mento al buio degli occhi.
Non viene mai.


Zingarella

Sorride come una giovinetta, la zingarella nella cornice dorata,
il tempo passato sulla tela le ha reso la pelle secca e screpolata,
sorride come allora, nella giovinezza andata
la vecchiaia invece nessuno l’ha mai disegnata.
Sorride nel suo abito rosso e vaporoso di voulant
e sotto l’abito teneri seni freschi e giovani da immaginare
era la compagna di tante notti nere sull’Olona
e dal nero di quelle notti è circondata.
I lampi allora non facevano paura
perchè lei appariva in tutto quel chiarore
davanti a me sembrava viva appoggiata al muro
e quando tornava il buio era bello saperla lì.
Oggi però non so dov’è
non so in che casa guarda o se si ricorda di me
quale luce la illumina nè chi la sta a guardare
ho solo qualche foto senza profumo nè calore
ma è bello saperla lì chissà dove
è successo solo che ha dovuto andare.
Come allora le dico che sto bene qui
e come allora non mi crede
ma non può tornare.

Gioielli Rubati 119: Luca Parenti – Biagina Danieli – Nadia Arnice – Fernando Lena – Dino Veniti – Franco Bonvini – Catia Dinoni – Daniela Cerrato.

Grazie sempre a Flavio Almerighi.

almerighi

LE AUTO

le auto poche scivolano
nelle vie sgombre e le sirene
anomale nell’aria come api.
ci cercano in casa
uno per uno
si stanano così
i nemici. non c’è patria
né dignità
né un novembre sereno:
chiuse i negozi e le fabbriche
il reddito un contentino
e la poesia se la sono portati via
o non c’è mai stata
non c’è mai stata un’era
di guerra non dichiarata.
è il progresso dei popoli liberi.

di Luca Yoklux Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2020/11/08/le-auto/

*

Tutto passa

Ma non c’è niente da fare
Vorresti urlare?
Hai il bucato da stendere
Un mucchio di panni da piegare
C’è una vita normale da vivere
Pieghe dello stesso foglio
ogni giorno più sottili
fragili
E nemmeno il dolore fa la differenza
tanto prima o poi passa
Tutto passa

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/10/27/tutto-passa/

*

La Cattedrale e l’Essere

Nella buia notte d’inverno
la nebbia è fitta

View original post 493 altre parole