Di marmo vivo inamovibile

Ci sono statue che dicono sian di marmo vivo,
per le ombreggiature,
per le dita affondate nel marmo come fosse morbida carne,
per le velature, che sembra ci si possa soffiare.
Ma hai voglia a soffiare
e allora c’e chi gli ha scheggiato un ginocchio
che non si è mosso
e chi ha continuato fino a farne un usignolo
Muto
e con qualche altro colpetto
farne ghiaia da vialetto.

Ma la notte torna prepotente il canto
oltre il velo che non riesci a soffiar via.

Lo splendore del buio

“Non è quello che vedi, ma quello che non vedi”

È sul sentiero più bello, quello che imbocchi così, perchè lì vicino c’era posteggio.
E’ proprio alla fine di quel sentiero, dopo aver attraversato i boschi
tra luci e ombre, scorci d’azzurro e di sole
e dopo aver pensato più volte di tornare indietro.
È proprio lì, dove il sentiero si ferma a un cancello
che sulla destra appare,
come un inguine di roccia immerso nelle nebbie
e l’acqua cola lungo i fianchi
fino alla pozza ai suoi piedi.
E ci sono spazi immensi di buio,
tra il gomito di un ramo e il fianco della montagna
o sotto gli archi di un ponte indorato dal sole
ma di più è al punto d’incontro tra le nebbie
quella vaporosa, che sale lungo i fianchi
e quella dorata, che scende dall’ alto e dai monti.
Lì c’è un foro di buio, invitante,
coperto da una grata finissima.

-perchè molti provando a entrare hanno perso il senno-

Dentro è il mistero
fuori l’acqua sgorga a tratti, intermittente,
come spasmi dell’anima della montagna che gode.

Ma dentro è lo splendore del mistero.
Se entri in quel pozzo di buio vedi la montagna stessa specchiarsi nel lago.

Con i suoi stessi occhi vedi, appoggiato al suo corpo.

Signorina Fantasia

Saremo ancora sorpresi
lo so
dalla vita che corre sempre più veloce
in quest’età dove un anno ne vale almeno dieci,
troveremo un posto magico, appena oltre il ponte,
e lampi di luce per attraversare le notti.
Filtrerà la luce dall’ alto attraverso le foglie
a illuminare questa vita che scorre.

Come l’ acqua scorre
e come l’acqua lucida le pietre e la pelle
e poi in questa vita c’è lei, lei che ha reso le notti più belle
lei che come l’acqua scorre, limpida nelle mie fantasie più belle.

Lei che ancora sorprende, filtrando dall’ alto attraverso le foglie
portando in dono proprio quelle mie fantasie più belle.

Pace irrequieta

Così era, come il guardare al lago in una giornata di novembre
guardarlo da una di quelle casette in legno dei campeggi,
quelle stanziali, da collegare alla roulotte.

Si chiamava La Boheme
dalle finestrelle si vedeva la nebbia salire dall’ acqua a offuscare le rive
così sembrava mancasse sempre qualcosa al paesaggio
e non sapevi cosa.
Tutto era avvolto in una luce bianca
anche quando calava il sole e il paesaggio cambiava di poco, nella bianca luce della luna.
Nel locale un caldo rassicurante e protettivo
e un adagio, calmo e tormentoso.

La durata, questo mancava.

Così è guardare il suo corpo,
un paesaggio tormentoso
un caldo rassicurante e protettivo,
una grande pace irrequieta.

Sospiri

Potrei portarti dentro i sogni miei
e farti vedere te, come non ti sei vista mai
ma ho come l’impressione che invece sei
sei proprio la sostanza di tutti i sogni miei.
Come se avessi sogni già sognati tante vite fa
che tornano con te anche in questa età.
Così stanotte sognerò
sognerò di sentirti sospirare
al tocco delle tue mani morbide sentirti sospirare
sognerò di ricoprirti il corpo
con dolce miele d’api buono da mangiare
sarai così lucida e brillante.

E lì sarai Vera
perchè non c’è posa che io possa sognare
né cosa che non sia accaduta già.

Senza voce

Forse non è tanto lei che appare, negli gli spazi scuri tra le cose
ma io che appaio negli spazi luminosi dove guarda.
E c’è come una distinzione netta tra il buio e la luce che separa i due mondi.

Però questo lo possiamo fare:
prenderci per mano, salire fino ai praticelli lungo le mura
che forse ci sono anche i pastori
o scendere per le vie del centro, verso il lago
guardare le vetrine luccicanti ormai svanite
prenderci un gelato, di quelli a spirale, dalla macchina automatica nuova nuova
stare un po’ a guardare i popcorn svolazzare nella campana di vetro,
ma quelli dopo, al ritorno dal lago.

Quello che non si può è vederci riflessi, nelle vetrine,
che non ci sei
far sentire la voce, che non ricordo, e c’è sempre sopra una musica.
Entrare in un negozietto, a prendere quel vestitino carino
che di sicuro piacerà.

Intanto sono arrivato al centro della diga sul lago
in piena luce
l’ unica ombra scura è la mia
Forse è così che mi guarda in tutto quello spazio luminoso
come seduta sulla cima di un masso errante sulla cima dei monti che ho intorno
e conosco quello sguardo,
da prima di me,
c’è qualcosa che non approva.
Ma non si sente la voce.