Zingara

Certo che ho ancora la mia zingara
quella che mi guardava di notte
dalla sua cornice dorata
alla luce dei lampi azzurri del tram.
Lampi come sostituti di stelle
a rischiarare le notti
quando le notti si facevano scure.

Certo che ho ancora la mia zingara
è solo un po’ cambiata
d’abito e di adulta bellezza
e dovreste vederla, quando alza un po’ il gomito,
e scende, dalla sua stanza sul muro
proprio qui, sul mio tappeto che non esiste più.

Certo che ho ancora la mia zingara
quella che di giorno insieme guardavamo al cielo
per cercarci un segno
o solo per immaginarlo
che le notti erano sempre più scure.

E certo che guardo ancora al cielo
per immaginarla ancora
e vestirla di nuvole
e poi, oltre la cornice
disegnarle una gonna gitana.

Sai quelle che svolazzano alle giravolte o al vento
e mostrano danzanti meraviglie
che gli occhi devono riempirsi sempre di nuovo.

Certo che guardo ancora al cielo
che lì passano le nuvole, mica il tempo
e lei resta sempre uguale.

Certo che guardo ancora al cielo
e “i am not the only one”.

Cose da vecchi

In volo ricorda di non togliere il gas
o mette giù il muso.

Che son cose da vecchi ricordare gli artigli
aggrappati all’argilla
che ti spingono verso la cima e l’azzurro del cielo.
Sono cose da vecchi
arrivati alla cima
di quel ricordo antico
salire ancora nel cielo col corpo e col cuore.
Ma non togliere gas,
o mette giù il muso.