White lady

Bianca abitava al monte
lavorava duro
portava l’acqua agli animali, e cibo
estate e inverno.
Quando era stanca andava scalza per i prati
e ci si sdraiava sopra
si faceva baciare dal sole
e chissà cosa sognava.
La sera però scendeva a La Nuit
night trasandato di pianura
sulle rive di un fiume di ghiaia in fondo alla valle
noi suonavamo lì
lei portava da bere alle regine del bancone
diavolesse dai tacchi insanguinati per contendersi i clienti
l’ abitino bianco in controluce pareva non ci fosse
ma era parte del gioco dove nessuno ha vinto mai
in cambio aveva due soldi, per due sacchi di mangime.
Niente spazio per danze o amori finchè durava la serata
alla fine del suo turno però, prima di spegnere le luci
chiedeva sempre un bis, sempre la solita canzone
“passerotto non andare via”
solo che poi andava via
con chissà quali sogni nel cuore.
Forse voleva fare la regina
coi tacchi a spillo insanguinati
o forse un passerotto che resta.
Chissà dove è rimasta.

Rapide

C’è un luogo, lungo il Lambro dove il fiume accelera
scende bianco, dalle rapide artificiali
prende forza e velocità
per l’ antico mulino in disuso.

Il fiume spumeggia e si mescola all’ aria
si insinua in ogni passaggio
corrode le pale della ruota arruginita
che ormai non gira più.

Se ti fermi, e stai a guardare,
dopo un po’ ti trovi a pensare come lui
veloce e brioso.

Ma quando esce dalla strettoia
di colpo s’ acquieta
il fiume riprende la sua calma,
puoi seguirne il corso
con lui, dalla ciclabile a lato
pedalando senza fretta,
e dopo un po’ ti trovi a pensare come lui,
calmo.

E c’è un posto da dove non si vede il fiume
come qui, adesso
e ti trovi lo stesso a pensare come lui,
impaziente di uscire dalle rapide.

Torneremo a correre ai prati

Intanto che il mondo fuori è vivo più che mai

qui dentro c’è una gran pena

per i prati vuoti, di bimbi e di giochi

per i narcisi senza spettatori

per le croci ai monti senza scalatori.

Da bimbo sognavo le stelle

nei sogni di un bambino

poi dal buio tra le stelle appariva sempre lei.

E si giocava al gioco dell’amore.

Ora che tutte quelle stelle brillano più che mai

non c’e nessuno in spiaggia

in riva al lago col naso insù.

Ma loro brillano

comunque

e ci chiamano

insieme al sole che disegna aloni

e arcobaleni in cielo.

È acqua che va, dalla terra al cielo

acqua che torna sempre, da un foro nella roccia

per scendere a lago.

Ed è così che torneremo, come acqua che scorre

a correre ai prati.

Dicono che l’uomo dimentica, e non impara mai

ma credo che stavolta

con un po’ piu di attenzione

su spiagge felici

il sole ci riscalderà.

Li porterò ancora al mare

e li farò giocare

vedrai come mi divertirò.