Non all’amore ma al sesso

Vedi che luce ha negli occhi mentre scopa?
La gioia?
E tu la tieni per i fianchi quella luce
e la osservi
e a volte pare come in un altro mondo
Lo stesso mondo dove la stai aspettando
e aspetti, aspetti
finchè viene.
Un lampo folgorante di luce visto dalla tua luce
e il tuono sono angeli che giocano.

Come fai a non vedere la stessa luce se non sei tu a tenerla tra la mani?
E’ sempre la stessa luce
e gioia
anche se guardi dal buio.

Anima-cuore

C’ è qualcosa che batte
come il vento alle finestre ma non è
non è come dicono
non sposta tende
non ne vedi l’ impronta sui fili d’erba
e le margheritine intorno non sono schiacciate.

Ma pesa, e batte
e vuoi solo spegnere i rumori
stare in ascolto.

E non sai se è il cuore
che si fa anima
o l’ anima
che si fa cuore.

Cerchio

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=56778

 

Ho immaginato colori brillanti
e poi li ho fatti danzare
nell’ aria piena di note
come stampati su un lenzuolo a sventolare.
Mi ci sono sporcato le dita
e le mani
macchiato muri dove le appoggiavo.

Muri da abbattere, da ridurre in macerie
perchè altre note si alzino ancora al cielo
a brillare e danzare
come stampate su un pentagramma nel vento
e come scintillanti minuscole gocce
si colorino al sole
come arcobaleno
che mi ritorni al cuore.

Per riempirlo di suoni e colori
che importa dei fori, delle ferite che faranno per entrare
da quei fori ne usciranno di nuove
come un canto che si innalza al cielo
a brillare e danzare
come stampate su un pentagramma nel vento
e come scintillanti minuscole gocce
si colorino al sole
come arcobaleno
che mi ritorni al cuore.

Per un altro incanto.

Arcobaleno

Vagabondo

Mamma lo diceva spesso
te set un vagabund, sei un vagabondo,
e sorrideva, e quel sorriso voleva dire sei come me
quel sorriso era un permesso,
e poi un luogo dove andare a vagabondare
e anche un rifugio dove tornare.
Sorrideva perchè magari c’era lì babbo
lui era poco incline al riso, faceva un po’ da freno
ma io lo so che rideva dentro
perchè lei era tutto quello che lui avrebbe voluto essere.
E sapeva sorprendere
come quando all’ acquisto di un mangiacassette ne indicavo uno
questo va bene, non sembra male, e poi costa poco
ma lui sceglieva il più bello
quello che registrava
col microfono che poi ci cantavi sopra
quello che desideravi e avevi detto solo a mamma,
e poi non fumava per giorni.
Non c’ erano i cellulari
così mamma diceva anche vorrei essere un uccellino
per vedere dove vai
perchè non è che le dicevo tutto tutto..
ma lei indovinava
perchè un’ altra frase era “te set un purscel”.
Quell’ uccellino ancora mi segue
nei vagabondaggi sulle vie d’ acqua
o ai monti
e facciamo un pezzo di strada in volo.
E quel sorriso è ancora il mio luogo preferito per vagabondare.
E non c’è multitraccia virtuale a piste infinite che valga quel registratore.
Che “chi più spende meno spende”.

Specchio

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=56720

E’ solo un gioco di bimbi
ti metti allo specchio con lo specchietto di mamma
quello per guardarsi le spalle
così, tanto per vederti allontanare all’ interno
all’ infinito.
E poi non distingui più i volti
e lo specchio è pieno di gente che non lo abita.
E tu di qua sei solo.
Separato da uno strato d’ argento.
Proprio come loro, soli ma riflessi nei tuoi occhi.

All’infinito.

Giuliano

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=56687

Non ricordo il nome.
Occhi neri e tristi ma furbissimi e buoni
non sapeva stare fermo nel banchetto
proprio come me
guardava sempre fuori dalla finestra, alla scuola in riva al bosco
guardava gli alberi , e il buio tra gli alberi
verso un altrove raccontato, un altrove che non capivo
verso dove le rocce nascondevano il buio.

Oggi lo so,
all’ uscita di scuola non erano le case di Como che vedeva,
erano le sue, con gli occhi strappati e i fantasmi alle finestre,
tranne una, e verso quella accellerava il passo.

Oggi lo so,
non ricordo il nome
e lo chiamavano il figlio della iugoslava,
ma forse era solo Giuliano
e lei jugoslava non lo era più,
lei non era più,
quel bambino era tutto ciò che lei era.

Oggi lo so,
Oggi potrei essere nato a Fiume,
o in qualche altro mondo,
e guardo le case di Como col cuore strappato
cercando il portone dove ho bussato un giorno
perchè scendesse, almeno una volta, a giocare
e m’ha aperto lei, contenta
ma non è sceso.
C’erano ancora troppe camicie da stirare.

12052012(009)

Chavela Vargas

È necessario dire un’altra bugia, Ho trionfato in amore, e non ho mai pianto, ,on ho mai pianto.


 

Adoro il brillio che hai occhi, il dolce delle tue labbra rosse, Adoro il modo in cui mi baci, e anche quando mi lasci ti adoro vita mia. Ti adoro vita mia.


 

Uno torna sempre
Al suo vecchio posto
Dove amò la vita
E allora comprende
Come stan da assente
Le cose che ha amato.


 

Prendi questa bottiglia con me, andiamo all’ultimo sorso. Voglio vedere che sapore ha la tua dimenticanza, senza mettermi le mani sugli occhi.


 

Piensa en mi..


 

E andiamo, dove nessuno ci giudica, dove nessuno ci dice cosa facciamo di sbagliato. Andiamo via dal mondo dove non c’è giustizia, né leggi, né altro. Solo il nostro amore

Color

https://www.larecherche.it/testo.asp?Id=56686&Tabella=Poesia

 

Tu credi che tutto quel blu sia lì per te
e non vedi più i papaveri, le borse, le scarpe a spillo
i cuori sanguinanti tutto intorno.

Poi un giorno credi che sia il rosso che invece è lì per te
e non vedi il blu, steso ad asciugare a un filo
sotto le sue finestre.

E così per il rosa, il verde, o il giallo,
solo che ne scegli uno alla volta.

Ma dentro hai un arcobaleno.

Dove il nulla non è nulla

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=56695

mamma1
Eternamente sporta al davanzale
un giorno che non ricordo quando fu
e io non so nemmeno dove stavo
forse sul ballatoio o forse giù.
Non so chi è stato a fare quella foto
forse lo zio venuto da Milano
Milano, città lontana come l’ America
e quelle magie erano cose di lassù.
Luciano vieni fuori che c’è il sole
andiamo a fare un giro senza meta
ma era domenica, giorno di partite
papà era dentro con la radiolina
le pile legate fuori che quelle sì
duravano di più.
E dai papà finisci la partita
prendila sottobraccio e andiamo giù
possiamo passare dallo zoo prima del lago
ci son le scimmie buffe e colorata
la faccia rossa e il sedere blu
da lì al lago poi il passo è breve
a quei giardini dove mi portavi tu
ci sono panchine dove puoi riposare
io intanto gioco e non ti vedo più.

Perchè è questo che davvero vedo nella memoria
un grande bianco pieno di presenze e luce
quelle scimmie, il lago, i volti non li vedo più.
E’ come vedere qualcosa che non c’è
come se quella foto sparisse tra la pieghe del taschino
per giorni e giorni ma lo sai che c’è.

Così oggi scenderò a vedere il lago
e ci saranno bimbi nel giardino
la foto insieme nel taschino
il taschino come un grande lago bianco pieno di presenze e luce

i colori ce li metto io.