La riva destra

(Riletta e riscritta)

 

Salendo, verso i monti c’è un lago sulla destra,
oche e anatroccoli giocano tra i canneti
l’ acqua prende il verde dai monti e il brillio dal sole.
Ma devi arrivare in fondo al lago per l’ incanto
e imboccare la stradina che torna dalla riva destra,
parte da uno chalet abbandonato, che porta il nome del lago,
steso come una vecchia signora sullo sfondo dei monti.
Una stradina in disuso, ormai pedonale e ciclabile
in ottobre è coperta di foglie e l’asfalto non si vede.
Il rumore delle macchine è lontano, attutito come quello delle ruote della bici.
Ogni tanto un tronco,
vecchi e grandi alberi caduti e messi lì,
tra la strada e il lago a far da panchina,
a servire ancora i passanti.
E lì ti fermi, e ti siedi,
proprio davanti alla cappelletta degli alpini, ad ascoltare niente.
Perchè questo lago non ha voce né onde, chiuso com’ è tra i monti.
Ma poi l’ aria si muove un pò
il canneto mormora e gli alberi del bosco rispondono
nella cappelletta qualcuno prega
come in un canto.
Dopo un pò ci sei anche tu in quel canto
e tutti i tuoi cari.
Tutti.
Non andresti più via.
Ma devi.
E alla fine riparti.
Appaiono le prime case,
qualche barca alla corda in piccole insenature
indica che la strada sta finendo,
che inizia la statale,
che inizia il traffico e il rumore.

Ma qualcosa è rimasto là
guardi indietro
e sei ancora là
che ti guardi andare via.

Che ti aspetti.

4 pensieri riguardo “La riva destra

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