Un’ esperienza elettrizzante

Eh, ne ho avute anch’io eh.

Quella volta eravamo nel garage di un amico
ci si andava a suonare, a far casino si diceva, coi Deep Purple, o gli Hurya Heep, o inventando un riff.
Non come adesso che si va in sala prove se no chi li sente i vicini. Anzi, qualcuno usciva anche a sentire.
Era una bella sera estiva, si poteva tenere la saracinesca aperta, anche i grilli al campo di fronte pareva cantassero alle grillettine.
Le teste erano calde, quelle degli ampli eh, anche se le nostre non è che erano tanto fresche, che allora tutti ampli a valvole, quelli a transistor pochi e costavano un botto.
Mica come ora che tutti a transistor e quelli a valvole costano un botto.
L’interruttore di polarità era nella giusta posizione, te ne accorgi dal ronzio di fondo basso che sparisce toccando le corde, a massa con l’ ampli.

Ecco, quella volta è saltato un componente, una specie di antidisturbo, tra la fase del 220 e la massa. Andato in corto, in dispersione. Portando la fase sul telaio dell’ ampli, sulla massa, e la massa corre lungo il filo, fino alle corde.
Era il tempo delle mele ma anche dei fusibili a protezione degli impianti elettrici. I salvavita credo non esistessero nemmeno.
Ci ha messo un bel dieci secondi a saltare quel fusibile. (quello dell’ ampli, che sarebbe saltato prima, era avvolto in carta stagnola da pacchetti di sigarette che quello di ricambio non c’era mai quando serviva)

Ecco, dieci elettrizzanti secondi indimenticabili.
Sarà anche per quello che oggi uso un WiFi Akg tra la chitarra e l’ ampli.
Ci pensa lo squelch al ronzio.

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