Nascosta in quel che vedi

E poi c’ è una bellezza che non sai dire
entra dagli occhi e non è quel che vedi
per questo non sai dire
entra dritta fino a un posto dove non eri
e ammutolisce.
Entra e pesa sul cuore
quasi fosse un dolore
e lascia una voglia di averne ancora.
Puoi chiamarla magia
o nostalgia
di quel posto dove non eri.

Capibianco

Oggi dal cielo grigio di novembre piove
l’ aria è umida e sto al caldo in sala prove
si esce solo per fumare e cambiare aria
dalla tettoia guardo il cielo e non piove più
esce uno stormo, all’ improvviso
riempie il cielo di grida e di canzoni
poi se ne vanno al sottotetto
dove ci son briciole e semini e il freddo prende meno il petto.

Ma ce n’è uno che è sempre l’ ultimo a rientrare
lei è partita per l’ estate qualche mese fa
lui volteggia ancora un po’, si guarda in giro
e poi rientra al sottotetto a riposare.

Chissà poi chi è che porta quei semini lì
certo non sapeva che che sarebbero rimasti qui
ancor meno voleva che morissero proprio qui.

Nei mattini gelidi d’ inverno non uscivano quasi più
lui guarda il cielo e vede solo un grande bianco che nasconde il blu
poi gli sembra di sentire un canto nella neve
non stavo bene
non stavo bene laggiù
nell’ eterna estate non stavo bene senza te.

Senza vedere uscì nel bianco
in poco tempo le ali quasi non muoveva più
sbucò improvvisa una capibianca
gli prese gli artigli e danzarono nella neve bianca
poi giù in picchiata
verso una terra che nemmeno vedevan più.

Sprofondarono nella neve e poi non so
forse ristettero a guardarsi ancora un po’
forse ripartirono per dove non lo so.

Così oggi puoi sentirli ancora lì
dentro una nuvola mentre guardi il cielo blu
li senti cantare
ma vederli non puoi.

E questa è solo una storiella da vasca da bagno
ma se ci pensi
e cambi i soggetti
dentro la nuvola ci potresti essere tu.

mani fredde

Il Canto delle Muse

com’erano piccole le mie orme
affiancate alle sue, enormi.
nonno gigante e io bambina
stretta alle sue mani grandi
ruvide e calde come le note bluastre
del suo sigaro puzzolente.
eppure niente niente quel gigante
era stato ragazzo, le sue orme
sedicenni pestato freddo fame
sangue morte e poi fatica fisica
su altrettanta fatica, nel comprendere
e riprendere vita dopo numerosi lutti.
tutto taciuto, trattenuto in cento lire
messe nella mia tasca, nella caramella
scartata e offerta a dolcificare l’istante.
le orme giganti svanite nel letto d’ospedale
quando i miei anni non erano ancora intrisi
di coscienza verso il destino umano.
Anche ora al suo ricordo mi sento un nano
e ho mani fredde a cui manca quel ruvido.
– Daniela Cerrato

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Fiori di gelo

Si è presentata un inverno.
E l’ inverno disegnava fiori sui vetri,
la conoscevo da tanto
così tanto che mi ha convinto a partire.
Fatto il pieno e posteggiato proprio là
davanti alla cassetta delle letterine per Babbo Natale.
Ma non arrivava mai
arrivavano voci
e a ognuna dicevo non preoccuparti
che il riscaldamento è acceso
sto bene
se c’è da partire almeno che si parta al caldo.
Ma niente.
Solo bimbi a imbucare desideri.
È arrivata che già faceva buio
non lei
ma abbiamo pianto
e poi cantato
e suonato
e danzato
e ho deciso di restare.
C’è sempre un palco per suonare.

Guarderà tutto questo fiorire e sarà felice

Una notte ha fatto neve di colpo.

C’è stata la chiamata, la corsa in auto
e poi per le scale, fino alle infinite stanze
la tua era vuota
non c’eri.
Quella notte ha fatto gelo di colpo.
C’era solo un’ infermiera a indicare dov’ eri,
di là,
oltre i dormienti
giù fino ai sotterranei.
E neanche lì c’eri
ho alzato il lenzuolo sul tuo corpo nudo
ti ho toccato la fronte
non c’ era traccia del calore antico
nella tromba delle scale solo un’ eco.
Il resto, il giorno dopo, chiuso in scatola
con un attrezzo ronzante insopportabile
sentirlo ti fu risparmiato
e poi siamo andati tra gli alberi grigi

Ma torneranno le foglie sugli alberi
dopo che il vento che fa i capelli bianchi le ha strappate
d’ un colpo
piegando i rami a terra che per rialzarsi le hanno lasciate andare.
Forse non sarà domani ma torneranno.
Giovani e verdi spunteranno improvvise
gli uccellini torneranno a fare i nidi e a cantare.
Oscureranno il sottobosco dove nasceranno bucaneve
e poi le primule e tutti gli altri fiori.
Anche gli alberi fioriranno e le api inizieranno il loro lavoro
per addolcire il sonno ai bimbi.
E il cielo sarà azzurro.

Tu guarderai tutto questo rifiorire e sarai felice.
E guarderai anche me
e sarò felice
perchè saprai tutto
tutto quello che non ti ho detto.