Vorrei essere tuo padre

Vorrei essere tuo padre,
perchè figlie non ne ho avute
e perchè dev’ essere bello imparare a crescerti felice,
dev’ essere bello ascoltare i tuoi desideri
quando inizierai a parlare
senza avere paura
se non sono come i miei.
Per avere un po’ di paura anche
quando uscirai la sera
e non mi parlerai dei tuoi amori
di qualunque genere.

Ma quando inizierai a parlare
mi chiamerai nonno
e sarò solo l’ arco
che ha lanciato una freccia
che arrivando alle stelle
ne ha generato un’ altra.

(2016)

Il teologo e l’ artista

Lui era un teologo, lei un’ artista.
Erano così diversi, tanto che si innamorarono subito.

Lei veniva da un conservatorio e sapeva far volare le note fino ai cuori della gente.
Lui da una facolta’ di teologia, e voleva dimostrare l’esistenza di un dio alla gente.

Si incontrarono..
Quando la violinista si spoglio’ e si stese divenne il suo dio,
il suo corpo riempì la stanza come una nuvola e dal suo vestito caddero note d’argento sul pavimento.

Lui camminava leggero, in punta di piedi, per non calpestare tutte quelle note.

“Ma non ti spogli?” chiese l’ artista.
Ma il teologo aveva vergogna.. e paura.. e timore.
Era così magro.. e poi aveva paura del giudizio del suo dio.

Lei non disse nulla e chiuse gli occhi.
Lui vide una lunga ferita, senza sangue pero’.
Lei, magnifica, lo prese e lo faceva vibrare come una corda sotto l’ arco della sua viola.
Lui imparava a galleggiare, fluttuando come musica nell’ aria, zitto zitto.
E che silenzio,
che silenzio.

Le notine furono trovate la mattina dall’ uomo delle pulizie.
“Ma dai..” penso’, le butto’ nella spazzatura e chiuse la porta a chiave.
Sul pavimento, nascosta in un’ angolino, rimase un’ unica nota, caduta dal vestito.
Più tardi, in un’ altra città’, come ogni sera ricominciava un altro Concerto.

Nel lago degli occhi

Dalla finestra un ballatoio
sul ballataio cantano i canarini della signora Anna
gli scarponi del signor Verga brillano al sole
lucidi di grasso
e c’è tutto il rosso dei gerani che ride.
Sotto, un Falcone mostra le sue cromature.

Il bambino è questo che vede dalla finestra degli occhi
Ha le ginocchia stanche
e qualche dente in meno,
gli anni passati sono tanti.
ma lui non se n’è accorto
così i canarini possono diventare blu
gli scarponi sono sempre lucidi
e i gerani profumano di rose.

Ma a lui non basta mai
deve camminare
scendere a lago attraverso le viuzze mai viste
in esplorazione
deve far entrare tutta quell’ acqua negli occhi
e tutta quell’ acqua non gli basta mai.
E’ sempre il bambino che va al lago
sale sulle cime dei monti
e l’ aria intorno profuma ancora di rose

mi porta con sè.

vela

Cam girl

Parte così
col motorino d’ accensione del motore
poi imbocchi la strada familiare
tutti i pensieri nel taschino
all’ autoradio, in sottofondo
-Io sono un gigolò-
e penso a lei
-soltanto un gigolò-
e penso ancora a lei
sotto questa pioggia sottile di sabato mattina.

Perchè lei è una cam girl
si muove sinuosa
erotica e maliziosa
nel mondo che ha inventato.
E’ come piace a te
proprio perchè l’ hai scelta te
alla vetrina delle anteprime.
Ha l’ età che vuoi
ti mostra quel che vuoi
accende la tua voglia
anche se non ne ha voglia
e questo è quel che vedi.
Ma lei è una cam girl
con tutti i suoi problemi
e quelli non li vedi
vedi seni affascinanti
che muove con maestria
e allo specchio il suo sedere
nel palcoscenico allestito
basta che muova un dito
e il resto è fuori campo.

Poi vorrai veder di più
magari quello che ha nel cuore
lei non risponderà
e il sistema scriverà
—**CAM CHIUSA**..

..come la scena di un film, che volge al finale.

Zibob, Zibab!

Va bene così

La puoi disegnare
alta, bella e maestosa,
puoi disegnare anche il terreno dove poggia i piedi
e li affonda
puoi disegnare il cielo sopra, dove alza le braccia
e ci si confonde,
puoi disegnare la pelle riscaldata dal sole,
puoi disegnare la chioma lucente.

Poi vai al bosco
e scopri che la foglie invece sono tutte lì
a terra dove affonda le radici
e anche qualche ramo s’è spezzato
aprendo un altro varco in cielo
la corteccia mostra nuovi segni.
Allora, inutilmente, l’ accarezzi,
inutilmente, sposti i rami caduti,
sempre inutilmente togli un pò di terriccio dalle sporgenze del tronco,
inutilmente.
Perchè a lei andava bene così.
Poi lasci un pensiero. Un seme.

Al ritorno, a casa,
la puoi sempre disegnare,
alta, bella e maestosa,
con le braccia al cielo,
la pelle calda
e la chioma lucente sotto la pioggia.

Mentre lei al bosco aspetta il sole.

Foto Herb Ritts (Serie “In piena luce”. Neith with tumlbleweed)

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