Andando in paradiso

Si ha un bel dire di com’è bello
starsene su una nuvoletta
a bersi un buon Lavazza
ascoltando musica divina
suonata sul pianoforte infinito di Dio.

Che poi preferirei fosse un chitarrista,
e abbia una chitarra col manico bello lungo, almeno quanto il braccio.

Dicevo si ha un bel dire.
Credo invece che il paradiso sia un posto tormentato
e il caffè non è dolce come quello che da lassù ci vedono bere.
Senza poterci parlare
Senza poterci abbracciare
Senza poterci baciare
senza poterci dire nulla
senza nemmeno l’ alibi di un angolo dietro cui star nascosti.

Partire.
Vorrei.
Fare come i gatti,
o come lei che ha cercato un luogo magico
ed è sparita.
Poi lo direi a tutti
che son partito per un bel posto.
Inventerei un software che risponda ai messaggi
proprio come ha fatto lei
e che invii foto e video di spiagge assolate,
donne in topless
o città da sogno.
Proprio come ha fatto lei.

Che dica che non stiano a preoccuparsi,
che dica se non mi vedono è perchè lì che sto bene.
che dica che c’è anche lei
che dica che non manca nulla
che dica che qui fanno un buon caffè
che dica che li abbraccio
che dica che li bacio
che dica che c’è quasi sempre il sole
che dica che le ragazze qui sono uno schianto
che dica che anche lei al sole è uno schianto, integrale.
Insomma che dica che ci divertiamo un mondo.

In pratica che spari un sacco di palle
proprio come lei
e in mezzo ci metta anche la pubblicità della Lavazza.

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