Progetto per la costruzione di una barca volante

Per prima cosa scegli bene il legno,
senza nodi e non troppo spesso.
Diciamo un paio di millimetri scarsi.
Anche il collante ha la sua importanza
non servono grandi tecnologie, un comune attaccatutto andrà benone,
solo un pò di epossidica per i supporti del motore.
Due listelli di tiglio van bene.
Evitare colle a caldo.
Già sperimentato.
E atterrato con la fusoliera in un campo
e le ali in un altro.

A proposito, la fusoliera, a centine, piuttosto affusolata.
Il ponte senza balaustre.
Le vele di seta leggerissima
vanno posizionate appena dopo il baricentro,
partendo da prua.
La vestizione è la parte più bella,
non usare l’ azzurro,
o sarà quasi invisibile in acqua o in cielo
nè il bianco nuvola.
Il rosso va bene per i giorni di sole
e il giallo per i giorni bui.
Il monocote va steso bene,
senza grinze o fessure,
le fessure potrebbero far filtrare acqua
e appesantire il legno
così che, abbassando le vele in orizzontale,
non riesca a decollare.
Ma se hai fatto tutto bene basta alzare un pò il timone e la prua punterà dritta al cielo.
Da terra la puoi vedere la chiglia, scintillare ancora umida di goccioline.
Se non hai scordato un paio di alettoni,
posizionati sul bordo posteriore delle vele
fatte ali
la puoi far roteare
e vederle i fianchi, e il ponte
e ancora la chiglia, la prua e la poppa.
Puoi lanciarla in verticale fino allo stallo
appesa al sole
e poi farla ricadere in picchiata.

Se la comunicazione non si interrompe puoi riprenderla
rialzarele ali
e farla riammarare tranquilla.
Se no, ricomincia da capo.
Devi scegliere bene il legno.

Gioielli Rubati 25: Mariangela Ruggiu – Annalisa Rodeghiero – Alfonsina Caterino – Marcello Comitini – Mario Benedetti – Franco Bonvini – Fernando Della Posta – Irene Rapelli.

Grazie a Flavio

almerighi

tu, stai bene

guarda com’è luminoso il giorno

ci sono cose sospese
in questo attimo che scivola
e lascia aspettative inconsuete

che sia tutto meglio
che non sia un peccato, l’amore,
di uomo, di donna, carezze
che non uccidano

è pensiero sacro
vedere oltre il gesto
l’Amore e l’Errore

sapere che ognuno impara
perché c’è un tempo
che i veli cadono dagli occhi

a volte è un salto
a volte è questo andare sicuri

tu, stai bene,
usa il potere che hai
cambia il mondo

ama

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAVqKn1yKBvYCwKUNT-84fT7dXq2gC01y_zGiNONNW9m1ZQtxzee7fE-P259FWBFQ6NWVItbzEg-X2R&hc_ref=ARRGeKy46C_RWeYNFDScmnA85cRaaqVJ3iHlIBekHsp3DBBqDQgpfHOnDEIdG6H6ziI&fref=nf

*

L’UNICO BATTITO

Apparteniamo,
me l’ha detto stasera il suo pianto
disperato
come un bambino che si perde.
Si era persa infatti
seppure stretta nella presa dolce
del mio abbraccio inutile.
Lei cercava la sua casa piccola
l’aria di latte, i suoni noti
nelle stanze. L’unico battito
che era il suo, dentro la bolla.

Ho seguito lo scorrere lento

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Poesia mai scritta

Poesia mai scritta,
quella dove io non ci sono
e nemmeno tu.
Dove queste valli,
e colline,
non ci sono
nessun fiume le attraversa.

Non c’è nemmeno tutta questa neve sui capelli
causa del tempo,
perchè non l’ ho scritto.
Non c’è neanche l’ amore forse,
chè è là fuori, nell’aria e corre col vento
o sta in una nuda poesia scritta
su carta a fiori.

Poesia mai scritta,
dove l’ uomo è uomo
e non è geloso per il furto di una costola nel sonno.
Dove questo furto non fu mai scritto.
Qui dentro il cuore non si spezza se l’ albero dei desideri non dà frutti,
alla sua ombra ci si può sempre riparare,
uno alla schiena dell’ altro senza timori, voglie o gelosie.
Poesia piene di parole che non ho mai saputo dire.

Per questo verrò un giorno a dirtele,
”come fa il vento alla schiena”.

s

Donna

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=52292

 

E’ un rifugio il tuo seno,
la schiena un pentagramma di note e pause.
Sulle tue gambe si regge tutto il tuo essere

Lingua dolce di miele.
Fianchi come rive di un fiume sinuoso.
A volte asciutto,
e sei un letto di pietre e limo,
ma basta solo un abbraccio di pioggia,
una lacrima che irrighi la terra.

Una che da sola basti
e non rifletta il cielo.

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Strada facendo

Al km 147 in autostrada il cielo è azzurro
i paracarri a fianco, la campagna, le case,
scorrono via veloci negli angoli degli occhi.
Pochi chilometri più avanti
inizia a colorarsi di scuro,
il sole si impiglia in un campanile
mentre manda gli ultimi raggi d’ arancione
prima di affondare alle sue spalle.

Resta solo, il cielo
scuro e azzurro senza sole
pieno di segni e nuvole rosa,
guarda! ecco due ali, un paio di baffi,
maschi e femmine disegnati, pirati,
e un galeone volante per salirci con la fantasia.

Pochi chilometri ancora perchè i disegni virino dal rosa al nero
e il cielo dall’ azzurro al profondo blu.

E lì che appaiono le stelle
una, dieci, cento,
mille brillanti stelle.

Ora.
Se dico cielo
è il nostro cielo che guardo
fatto dell’ azzurro del vestito di mamma,
del nero delle sue scarpine.
Se dico sole è il suo sorriso.
Se dico pioggia, il suo pianto.
Lei lo sa che guardo le stelle
e che mi ci perdo ancora
come nei sogni di bimbo
così tanto da scordare l’ uscita dall’ autostrada.

Lo sa fin troppo bene.

E ancora,
se non ci fosse memoria di quel cielo
potrebbero cadere tutte le stelle,
e conficcarsi a terra
in un parcheggio d’ autogrill
insieme a tutto il galeone.

desirè

L’ odore della musica

E’ rosso, e dolce.
Come valvole calde,
hai mai sentito l’ odore delle valvole calde e rosse?
Non lo puoi descrivere.
Nessun odore puoi descrivere.

Se si potesse,
ti direi che per me è l’ odore della musica.
Per te magari è solo odore di vetro rovente,
rame e zoccoli di bachelite caldi
misto a legno e pelle.

Ed è rosso. E dolce.

Se si potesse, ti direi
che sa di mia madre, nei pisolini pomeridiani di bimbo.
Quando cantava una rosea ninnananna,
quando mi stringevo al suo corpo
cercando con la manina un battito.

guitar-amp-tubes

Al Desirè

Spesso la incontro al Desirè
un locale immerso nelle nebbie
nei vicoli più interni della città del sogno.

Io arrivo dalle fatiche del giorno
lei non so
spunta dalla nebbia spalancando un sorriso,
una nebbia calda e vaporosa
che bagna l’ abito succinto
e accende di fuoco i desideri.

Lei li vede, come se già li conoscesse,
da sempre, e li raccoglie,
li tiene un attimo tra le mani
e con le mani ravviva il fuoco.
Allora entriamo,
e la notte passa veloce
con lei al Desirè

Al risveglio, uscendo dalla città
il sogno resiste, palpabile,
e tra le mani rimane un duro pensiero.

727471

 

Una piccolissima morte

nanita

Io un lunghissimo bacio / e lentissimo
ti darei/ fino a sparire in te/ e tu in me/ finché si disfa il tempo/ si
dissolve ogni cosa/ e si fa buono il silenzio/ che ora mi addolora
.

Prendo i
tuoi versi, Francesca, e ne faccio un respiro, quello sottratto alla
piccolissima morte che ci coglie nel dolore delle frasi – taglienti – ferme in mezzo al petto o nel piacere del corpo tutto penetrato dalla luce. Un
respiro per tornare incolumi da quella sospensione di senso, da quella
dissoluzione dell’io a cui aneliamo nell’atto erotico: l’acme di ogni felicità,
l’oblio del pensiero e dei corpi, la perdita del controllo di sé, l’intesa
intensissima dell’istante atteso da decenni, sempre uguale, sempre diverso,
quando, come la bocca di dio spalanchiamo
i corpi
.

Ringrazio
che mi venga incontro la poesia per dire l’indicibile, la tua, perché occorre,
perché mi cura…

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Evoluzioni

Gas!

E l’ aereo iniziò a rollare sull’ erba appena tagliata.

Prese subito velocità, ma era facile con quel rapporto peso potenza.

Un leggero tocco alla leva del piano di coda e l’ aereo iniziò a salire, prima lentamente,
poi, con un brusco movimento del pollice e alzando l’ acceleratore si impennò puntando dritto al cielo.

L’ altra leva, qualla degli alettoni, a destra, per iniziare a volteggiare, avvitandosi nel cielo azzurro.

Pareva danzasse, piroettando, guardarlo da terra era proprio uno spettacolo.

Il rivestimento delle ali, come braccia aperte, teso e lucido brillava al sole e l’ aereo lasciava una scia di fumo e olio di ricino,
bianco e profumato.

“Prima che stalli puoi portarlo in posizione orizzontale sai,
poi capovolgerlo manovrando gli alettoni e allora lo stesso movimento del piano        di coda che l’ aveva fatto salire lo manda in picchiata,
tanto per riaquistare velocità e con mezzo loop tornare a risalire verso il cielo con      più potenza.”

Arrivò quasi a sparire, era solo un puntino nel cielo, prima dello stallo.

Il piano di coda e il timone giocavano insieme per mantenere l’ aereo fermo, in stallo, in piedi, dritto in mezzo al cielo.

“Decidi tu quando portare il motore al minimo, puntare l’ aereo a terra e cadere            per gravità,
decidi tu quando portare gli alettoni a destra e il timone di coda a sinistra
per iniziare un avvitamento lento, apparentemente sgraziato e incontrollato dal         quale l’ aereo non ne esce più,
neanche riportando i comandi a zero.

Ma non c’ è da preoccuparsi, l’ ho fatto mille altre volte,
al momento giusto basta un colpo d’ acceleratore e l’ aereo esce dalla vite,
ripunta dritto a terra, e avanza anche tempo e spazio per portarlo in orizzontale,
in direzione della pista, oltrepassare gli alberi e iniziare la discesa per l’                         atterraggio…”

Dalla sua postazione, immobile nel letto, lei guardava da dietro le palpebre chiuse, tutte queste evoluzioni che le raccontavo, immaginava l’ azzurro e il giallo, e il rosso delle ali brillare sopra i verdi alberi in fondo alla pista, e poi la discesa sul prato.

Ne ero sicuro, di quando in quando scorgevo un sorriso , (e avreste dovuto vederlo il sorriso di mamma) così ricominciavo…
Gas! E l’ aereo ripartì rollando sull’ erba verde…

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