Scendendo il fiume

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Ti sei fermato un po’.
Un giorno, scendendo lungo il fiume hai trovato un’ ansa così bella che ti sei fermato un po’.

L’acqua faceva mulinelli sulla superficie
e giocava coi sassi,
limpida e chiara
sembrava un’ eterna estate
l’ erba era verde
e la ragazza al bagno si vestiva dei tuoi sguardi.

Eri partito da un piccolo foro, nella roccia,
dove l’ acqua sgocciola in un vecchio bacile
e scolma, scendendo a valle
e corre
e cade in pozze insieme all’ arcobaleno.

Ma quell’ ansa era cosi bella che ti sei fermato un po’.
Non so la durata
era un’ eterna estate
ma le cascate, più avanti, e le rapide,
erano così attraenti
che sei sceso seguendo la corrente.

L’ ansa è rimasta uguale a quell’ eterna estate
e la ragazza aspetta uno sguardo.

L’ ultimo salto, insieme all’ arcobaleno, è a senso unico,
troppa l’ altezza per tornare indietro,
ma evaporeremo un giorno
ri-usciremo da quel foro
e ripasseremo di lì,

in un’ altra eterna estate,
sempre uguali cambiando.

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Alibi

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Sono quello che ho intorno,
non chiamatemi poeta
o musico o altro.

Se vado così spesso alle rive di un lago
è perchè lì sono l’ aria che increspa la superficie
o l’ acqua calma e scura, profonda.

Sono i sentieri che salgono a Brunate
col muschio tra i ciottoli,
e alla colma non so più che anno è
nè quanti ne ho
sono il bimbo in eterna fuga,
col motorino nero troppo grande.

Sono il bimbo con l’ arco e le frecce, a caccia di ragni,
che, attenta!, qui ce ne sono molti.
Sono il ragazzo che guarda le nuvole dall’ alto..
con le mani sporche di grasso di catena.
Sono un suono di armonica e fili d’erba tra i narcisi.
E alla colma c’è ancora mamma che prepara il pic-nic,
e sorride,
perchè le rubo il plaid
per un rifugio sotto il nocciolo
Oh, lo so che la sera poi si torna a casa
ma io lì lo scrivo, alla colma,
con uno strumento tecnologico.
Lì lo scrivo,
sul grande prato dei narcisi,
appena fuori dal bosco.
Lì lo scrivo di quel sorriso,
e si nota la mancanza,
perchè in realtà, alla colma son solo,
non c’ è nessuno,
solo un pò di vento
che bisbiglia tra le foglie del nocciolo
che offre ancora riparo dal sole.

Se lo scrivessi a casa, la sera,
fingerei quel sorriso,
fingerei quella mancanza.

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Metti che

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Metti che leggi una poesia,
ti sembra di intravedere una donna dentro,
e pensi..
ma questa è lei.
Metti che
ne leggi un’ altra,
e ti meravigli di come fa.

Come fa questo scrittore a sapere della terra che hai mangiato.
Degli amori che hai avuto.
Dei tumulti che hai nel cuore quando guardi un lago
Della gioia che hai in petto quando guardi una farfalla,
o una rosa.
Dello strazio che ti prende al ricordo del bimbo che hai lasciato nel bianco.
Della dolcezza che ti si scioglie in cuore per una favola.
Per un sogno.
Per una cosa lontana e lacerante.
Irraggiungibile come le stelle.

Metti che un giorno provi a scriverle tu tutte queste cose.
E leggi solo l’ ombra di quello che volevi dire.
Ma continui a scrivere.

immagine Alvin Booth

Alvin Booth2

Incontro, una notte al bosco

C’ era solo la luna sul bosco quella notte,
e io sotto, di guardia.
Tutti dormivano.
Guardia a cosa poi non l’ ho mai capito
ma bisognava stare all’ erta,
per un improbabile chi va là,
un fermo o.. non avrei mai sparato
e mancava ancora qualche ora per andare a riscaldarsi.

La luna illuminava l’ aria
i pulviscoli di neve brillavano
freddissimi e pungenti tra gli alberi,
creando una nebbia bianca sulla stradina sterrata per la polveriera,
proprio in mezzo al bosco.

Non c’era un suono,
solo freddo e male alle dita per il fucile gelato.

Lui e’ apparso all’ improvviso
da destra, grande, fiero, spezzando un ramo,
così l’ ho sentito e visto.
Dev’ essermi sfuggito di bocca lo stupore
e così lui ha sentito e visto me.
Si è fermato,
è indietreggiato un passo,
come a rimandare il suo cerbiatto nel bosco,
ma lui no.
Lui è rimasto a guardarmi,
mentre io guardavo lui.
Ero armato,
e lui li doveva conoscere bene i fucili
ma non se ne andava.
/Non aver paura/ pensavo,
e intanto non so cosa pensasse lui
ma forse ha sentito i miei
il silenzio sembrava più fondo
e il tempo un’ eternità,
poi ha traversato con calma la stradina col suo cerbiatto
ed è sparito nel bosco.

Verso chissà dove.
E’ durato un’ eternità
ma all’ orologio mancava sempre qualche ora per andare a riscaldarsi.

 

2neve

Vecchioni – Pessoa

 

Forse intende che non è l’ innamorato a essere ridicolo, e forse neanche le lettere ma le parole. Le parole che cercano invano di descrivere l’ amore quando basterebbe starlo a guardare.

da un’ altra canzone ”e intanto guardo questo amore, che si fa più vicino al cielo”

l’ importanza delle cose che non importano

Qualcuno le chiama “api”.
Invisibili api.

Tu stringi più forte.
A volte “Vero” è importante che non importi.
Tu stringi più forte.
If (Sogno != Vero) {non importa};
Tu stringi più forte.
Non servono le braccia, nè i corpi.
Tu stringi più forte.
Qualcuno lo chiama “andare a vedere il colore del vento”
ma potrebbe essere il rosso calore del fuoco
o il freddo blu di una tempesta
o il profumo rosa di un sogno.
Tu stringi più forte.
E ci sarà musica di sogno nell’aria.