Mi ha toccato dentro

Non fatevi strane idee eh,

è stato il proctologo,

più precisamente con una sonda ecorettale.

Poi, non contento, si è elegantemente infilato i guanti

e ha voluto toccare con mano.

Va che bella prostata ingrossata che abbiamo qua dentro, ha detto.

Eh, ma già lo sapevo che la vera bellezza è dentro…

Fottila

Fottila la poesia
anzi mandala a farsi fottere,
come bestia inginocchiata.

Vai a pesca oggi
o al bosco,
vai a cercare il muschio per i ciclamini
o semplicemente a guardare le nuvole
tra i rami,
senza voler per forza dargli forma o nome.

Fottila,
tanto lei non ci pensa due volte a fottere te,
come una fiera accovacciata
appare e si mostra,
magari in un guizzo negli occhi di una trota
la trota appesa all’amo che lei ti fa sentire in gola
oppure nel cespuglio di margherite al bosco
attraverso il quale si mostra.
O ancora alle cascate degli arcobaleni,
nelle ombre che fa la luce piena di colori.
Nuda poesia.
O proprio mentre guardi le nuvole,
in un nome o un volto che passa veloce,
e svanisce.

Vedi?
Sei fottuto.

 

I tre miti – Nomadi , con la voce unica di Augusto Daolio

Il Canto delle Muse

Quelli che son stati adolescenti insieme a me,
e di anni ne hanno almeno trentratrè,
avevano tre miti nel settanta o giù di lì:
il sesso, il socialismo ed il GT.

Magari la ragazza c’era chi l’aveva già
ma sogni rosa e petting a metà.
Il sesso quello vero era tutt’altro, era lontano,
Hugh Heffner o la storia di un mio amico.

Ma poi poco alla volta ce lo siamo conquistato,
i tabù infranti e c’è chi si è sposato.
Lavoro, figli, alcuni divorzio infine libertà
ma ormai fuori dal mito e fuori età.

E ritorniamo indietro a quei vent’anni o giù di lì,
vediamo la faccenda del GT.
Io fortunato ci son stato sopra a quell’età
perchè ad un mio amico lo comprò papà.

E dopo tanti anni ce l’ho avuto pure io,
un GT vero proprio tutto mio.
Magari certo è usato ed anche arrugginito
e soprattutto ormai…

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Viandando per arcobaleni e laghi brillanti

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50941

C’è una strada, nuova, che taglia i paesi a lago passando alta sui monti.
E poi ci sono io, che ho sempre fatto quello che non va fatto,
irrimediabilmente, in modo irreversibile.
Così ho lasciato la strada nuova per la vecchia,
quella che costeggia il lago per poi salire alle cascate degli arcobaleni.

Tanto per lasciare che gli occhi si allaghino d’ acqua
tanto per vedere le case sciogliersi nel lago tra le foschie
tanto per cercarmi ancora su quella strada
sempre dopo la curva
e sempre dopo ogni curva
un passo troppo avanti.

Intanto il lago brilla sotto il sole,

lago
intanto cerchi un verso per descriverne la bellezza
o quello che è,
quello che forse per altri non è.
Poi pensi che forse tutta questa poesia ti fotte
con questo stare a farsi pensare sempre,
che basterebbe sedersi e farsi come le cose.
Farsi come quell’ albero sulla riva
e come lui affondare le radici nell’ acqua
e accarezzarla coi rami.
Dire al lago e a tutte le cose intorno che sono loro la poesia,
poi puoi andare a vedere i colori dell’ arcobaleno.

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Era solo un sogno?

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50921

Ho fatto un sogno, credo.

Credo perchè ora non so più se stavo dormendo.
Lei era qui, la vedevo bene nella stanza buia
fatta di minuscoli pixel illuminati dalla luce lunare che filtrava tra le tende,
ma forse era un lampione.
Bella come sempre
ma pareva lamentarsi,
e risuonava nell’ aria un rimprovero.
Sarà che le ho appena portato un vaso di ciclamini
quelli grossi, di serra, colorati,
di un bel finto color rosso pomodoro.

Pareva lamentarsi,
portami i nostri, pareva dicesse,
quelli di un violetto tenue,
portameli nei cesti di rami che mi costruivi da fanciullo, con la terra coperta di muschio
quelli che sai dove crescono.

Ma io dicevo non posso,
ho ancora cascate da vedere,
coi vestiti umidi d’ acqua sospesa,
e devo vederegli arcobaleni che quell’ acqua crea.
Devo vedere il lago brillare al sole
e deformare il profilo dei monti.
Devo suonare tra un pò sai, a fine mese.
Devo sentire ancora le vibrazioni attraversarmi il petto
e il cuore battere a tempo,
in gola.

E poi tra un pò là dove crescono i nostri ciclamini farà neve tra gli alberi,
devo andare a sentirla sciogliersi tra le mani, e pungere le dita,
sentire l’ aria fredda sulla faccia e vedere le corteccie delle betulle sfogliarsi.
Devo far vedere tutto questo ai nipotini.
Ma non manca molto, ci andremo insieme poi ai ciclamini vedrai,
e anche più su, oltre la colma, fino ai narcisi,
ci sarà un’ armonica che suona.

Pareva calmarsi al pensiero dei nipotini,
io invece ora so che le manco.

Preghiera a Vento

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50916

Al sentiero del bosco oggi
il solito merlo.
Il solito merlo e i soliti fiori dei mille pensieri.
Il solito merlo stava alla toilette delle pozzanghere.
I fiori stavano tutti a lato del sentiero.
Ho accelerato l’ andatura,
ma al merlo non importava molto
e l’aria smossa non bastava a far volare i pensieri.
Così che venga pure Vento, con tutta la sua turbolenza,
li saprà raccogliere,
li porterà con sè
fino a dove va a riposarsi,
dopo aver bisbigliato un po’ tra le foglie dell’ albero che sa il mio nome
e conosce le mie poesie.

“perchè al mio bosco ci sono alberi che non sono alberi, e in questa stagione hanno tutti i vestiti sparsi a terra”

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Un altro paradiso

Li ho visti come da uno spiraglio,

due file d’ alberi e in fondo sogni.

C’ era un gran sole perchè indorava le cime,

le foglie cantavano col vento,

tutta la gente tra le foglie cantava col vento.

Sulle cime, gioiosa,la neve si scioglieva di sole.

Forse per non farla uscire lo spiraglio si chiuse.

Con un gran movimento di palpebre e ciglia.

Lasciandomi in questo paradiso