L’ attesa

Hai presente quella poesia, dove c’è una donna col sole nei capelli.

Non nella casetta di legno, in quella dopo, tra le forsizie e le calendule che appena arrivi ti chiede come mai ci hai messo tanto?

È proprio una bella poesia ma va a interpretazioni del momento.

Ora verrebbe da dire lo so, ero uscito solo per le sigarette ma poi ho incontrato Luigi, e Aldo.. e gli altri e abbiamo chiacchierato un po’.

Chiacchierando chiacchierando si è seccata la lingua e ci siamo fatti una birretta.. va bè una ogni giro.. due.. tre.. poi non ricordo.

Non ricordavo neanche la strada di casa, meno male ho trovato le istruzioni in tasca.

L’ uscita a sinistra, oltrepassa la casetta di legno, attento alle forsizie e alle calendule… che se mettevi margherite arrivavo prima. Mica ho google in tasca.

E comunque non bastava benvenuto?

Era meno ambiguo.

Ma poi come ti chiami?

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5 pensieri riguardo “L’ attesa

  1. già, spesso al rientro c’è la fatidica domanda come mai così tardi, dove sei stata/o? come se ci si dovesse sempre giustificare per qualcosa di infinitamente banale e umano. e secondo me è pure una falsa gelosia; è più una dimostrazione di ignorante convinzione di possedere chissà quali diritti sui movimenti dell’altro, che peraltro spesso rientra pure con qualche problemino di fine giornata

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