Fuochi sul lago – Omegna –

Vuoi tu, a dispetto della gente saggia
che chiama stolti i sognatori e i pazzi,
cerchiam nel sogno una più dolce spiaggia?

Vuoi tu? Noi passerem tra i canti e i lazzi
del mondo senza pur volger la testa,
e andremo lungi, come due ragazzi.

Vuoi? Come rose su un cammin di festa
io sfoglierò i miei canti ai piedi tuoi,
e ci parrà la via florida e presta

se ci terremo per la mano! Vuoi?

Ernesto Regazzoni. Poeta del lago d’ Orta

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Il mondo è una prigione in che l’anima hai chiusa

uomo, ed invano brancoli tastando alle pareti.

Sono di là da quelle i bei fonti secreti

ove tu aneli e dove la pura gioia è fusa:

Qui solo hai qualche gocciola di ver per le tue seti.

Ernesto Regazzoni.

Una ragazza

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50269

Lei da giovane era una ragazza,

tò, guarda, direte

e basterebbe aggiungere bella, o brutta,

o al limite insignificante,

per dare maggior senso.

Come se dovesse per forza esserlo.

Lei era una ragazza

e non so se per l’ inclemenza del tempo

o le angherie della vita

o le gioie,

o qualcosa che porto dentro anch’ io, se n’ è scordata.

Non della ragazza, di essere diventata adulta.

Così, nel suo camice bianco lindo di lavanderia

diceva a tutti che li avrebbe sposati..

se non fossi già sposata, aggiungeva,

ma non ricordava con chi..

come avesse scordato i figli mai avuti.

L’ altra la lascerebbe fare se solo tornasse indietro.

Ma uno sposo, o sposa, che l’ attende c’è

lei però non lo sa e l’ ha già disatteso due notti.

Lui è paziente.

Ballerina di samba

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=50266

L’ aria era calda, in una delle tante sere d’ estate,
la preparazione la solita,
il pomeriggio speso a far collegamenti, sound chek e prove sotto il sole,
la cena e un po’ di riposo aspettando l’ inizio della festa.

Era proprio una bella piazza,
la scalinata che scendeva dalla chiesa sembrava fatta apposta per riempirsi di gente,
lei è apparsa all’ improvviso, sola,
non ho visto da dove sia venuta
roteava nell’ aria calda d’ estate, piena di suoni
danzava nel suo vestitino leggero
che poco nascondeva delle forme sinuose in movimento.

L’ aria era calda, e l’ aria ero io
o almeno le note sospese nell’ aria su cui danzava.
Non erano le procaci forme
o il bianco del vestitino che la facevano spiccare tra tante.

Lei era la famosa signorina fantasia
e la rossa chitarra che stavo accarezzando la faceva danzare.
Poco importa del vestito,
poteva essere bianco, o rosso
azzurro, o verde,
che verde non te l’ ho mai visto.
Io la facevo danzare.

Alla fine della sera e dei suoni,
smontato il palco è sparita la folla,

lei era sempre lì,
roteava alla luce dei lampioni.
danzando su una musica immaginaria.
Gioiosa.
Non è stato un sogno.

E’ ancora qui
col suo vestitino,
e danza,
ma questo è un sogno.

dandelion-on-black

proSabato: Mario Benedetti, Sulla semplicità

Poetarum Silva

Sulla semplicità

La semplicità è una delle virtù più complicate di questo vecchio mondo. Quando uno è semplice (nella parlata, nei gesti, nelle azioni, persino nella poesia) corre il fastidioso rischio di essere preso per stupido, per fesso. Ci sono critici, per esempio, propensi a elogiare solamente quei poeti misteriosi le cui opere sono comprese da pochissimi. Nemmeno questi critici li capiscono, è chiaro, ma hanno una certa abilità nel girare intorno al mistero, facendo della propria ignoranza una forma di discrezione.
Se si legge Baldomero Fernanàndez Moreno o Antonio Machado e si coglie la saggezza della loro semplicità, verrebbe voglia di correre ad abbracciarli come se fossero ancora qui, con la penna in resta. Come insegnano, come aprono senza pregiudizi le porte delle loro vite e ci regalano le chiavi per aprire la nostra!
Qualsiasi comandante, il capoccia come il capetto, si affanna (soprattutto se in affanno) a non…

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