Perso di vista

Un giorno l’ ho perso di vista,
oltre il filare d’ alberi in fondo alla pista.

Mai perderlo di vista
non sai che fare se lo perdi di vista
anche se lo senti ancora cantare,
perchè un motore a ventisettemila giri canta.

Sposti un po’ il pollice sinistro a destra
il destro un pò’ verso te per tener su l’ aereo
alzando anche la radio inutilmente,
calcoli mezzo giro
immaginandolo a memoria
poi molli i comandi e aspetti lo schianto e il silenzio del motore.

E invece eccolo!
Spunta dalle cime,
un piccolo aeroplanino in balsa,
pelle bianca, lucida e plastica,
ali rosse brillanti al sole
(mai usare il bianco nuvola per le ali nè l’ azzurro cielo)
che ondeggiano assieme al pollice, a salutare.

Sul castello c’è un supertigre,
dieci cc che se ne fregano della gravità,
però lo metti al minimo, visto che è andata bene
e inizi la planata verso la pista erbosa appena rasata.

Il motore tossisce appena appena
solo l’ aria sul profilo alare mantiene su l’ aereo
mancano ancora pochi metri, le ruote già pronte
ma in fondo perchè atterrare?
c’è ancora miscela,
riporti su il gas e il motore torna a cantare ancora,
muso al cielo l’ aeroplanino risale verso il sole.

Era solo una finta…

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