Pensiero sonoro

A volte penso in suoni,
è scontato che sia quando suono,
nessuna parola
nemmeno un nome di nota
solo il suono
e il pensiero sonoro che muove le dita.

Non so se per tutti è così.

L’ emozione poi colora il suono
di tenui rosa, azzurri
o elettrici lampi gialli in un cielo rosso,
oltre il soffitto.

Capita più di rado,
a me una volta, forse due,
che anche il pensiero ammutolisce,
le dita lo anticipano
e non sai più chi le muova,
stai solo ad ascoltare.

Resti ad ascoltare quel passaggio
di lampi in un cielo rosso.

Poi alla fine arriva un ragazzino
e ti dice che ha registrato tutto,
che andrà a casa a studiarselo.

Ma quel passaggio forse non è neanche tuo.

altra generazione s valeria_22

TRADUZIONI E TRADIZIONI- Daniela Raimondi: La poesia erotica di Cristina Peri Rossi

Una via Crucis

CARTESENSIBILI

yosuke onishi

Cristina Peri Rossi è nata nel 1941 a Montevideo. Dal 1972 vive in esilio in Spagna. Poeta e scrittrice in prosa, soprattutto di racconti brevi, è comunque autrice di molte raccolte di poesia tradotte in varie lingue e che hanno ottenuto importanti riconoscimenti. Due le pubblicazioni di suoi racconti in italiano: Il museo degli sforzi inutili (Einaudi, 1990) e Le Difficoltà dell’amore (La Tartaruga, 2006)

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letture amArgine: poesie di un Suonatore, Franco Bonvini

Grazie a Flavio Almerighi, e così suonare mi tocca…

almerighi

“Al popolo la musica che merita” scriveva Saramago, certo la poesia è tante cose, ma la musica è imprescindibile. Mi piace pensare a Franco Bonvini come a un “suonatore” più che a un musicista: il suonatore scrive buoni testi, qui sotto una selezione.

E che cavolo
mica potevo farmela mancare no?
Così l’ ho pregata un giorno
di venirmi in sogno
con la maschera più bella e il vestito buono,
sotto non so.
L’ ho pregata di tenermi nel sogno
e che non arrivasse il mattino.
Ma non è venuta
probabilmente le fessure erano ben chiuse
e non è riuscita a entrare sicura.
O sotto non c’ era niente.

E così “suonare mi tocca”
ancora per altre primavere.

*

Fottila la poesia
anzi mandala a farsi fottere,
come bestia inginocchiata.
Vai a pesca oggi
o al bosco, a cercare il muschio per i ciclamini
o semplicemente sta a guardare le…

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Piccola meraviglia

E’ stato solo un attimo,
ero lì ma non ero lì.
Cioè mi vedevo lì a guardarla
quindi non potevo essere lì.
Ma era così bello stare lì.
E fu una piccola meraviglia
quando uscì dalla doccia,
passando davanti alla finestra
la luce le infiammò i contorni.
Le goccioline brillavano
nell’ aria piena di puntini leggeri
e il pensiero ammutolì.
E’ stato solo un attimo
una piccola meraviglia mai svanita.
Impressa dalla luce.

Quando poi aprì le cosce
anche il mondo sparì d’ improvviso
stupefatto, nella sua dolce ferita.
L’ attimo si fece eterno
spalancato
dolce e feroce,
di lacerante bellezza.

Al mio lago

Sembrava un quadro di Van Gogh il lago quella sera,
stavo seduto sulle rive
sa essere nera nera la notte al lago
chiuso tra montagne che non si vedono.
Nera nera anche l’ acqua, tra qui e l’ isola
ma un nero che non fa paura
stavo lì a guardarlo
come si guarda una cartolina,
le luci in fila sull’ isola
disegnavano traccianti dorate sulla superfice,
l’ acqua cantava una ninnananna antica
non era la prima volta
quello lì era il mio lago
visto migliaia di volte
come può meravigliare così ogni volta?
Forse capita ai nati al lago
forse è così piccolo che ti ci sta dentro
forse ha un profumo che innamora
il suono poi spegne la parola
che si accorda con le onde.
Resta qualcosa di eterno
che si è alzato un giorno
e non trovando le parole
le ha disegnate in una grotta.

Quando te ne vai sai che sarà sempre lì.

Piccolo sogno

Ho un sogno,

come tutti,

sta su una mano sola

lo lascio accoccolare sereno

tanto che ci può dormire,

e sognarmi.

Sta su una mano sola

è qui, illuminato dalla lampada a led della scrivania

tra il fumo di sigaretta e la notte.

Lo vesto di pensieri

e lo sto a guardare.

Ma è quando lo svesto

che si fa feroce,

prende corpo e sprofonda nella mano

risale le braccia

e invade il corpo.

E non so più se è il mio o io sono il suo.

 

 

Fabrizio De André – Jamin-A

Racconta De Andrè a proposito di “Jamin-a”

“Jamín-a non è un sogno, ma piuttosto la speranza di una tregua. Una tregua di fronte a un possibile mare forza otto, o addirittura ad un naufragio.

Voglio dire che Jamín-a è un’ipotesi di avventura positiva che in un angolo della fantasia del navigante trova sempre e comunque spazio e rifugio.

Jamín-a è la compagna di un viaggio erotico, che ogni marinaio spera o meglio pretende di incontrare in ogni posto, dopo le pericolose bordate subite per colpa di un mare nemico o di un comandante malaccorto”

Lingua infuocata Jamin-a
lupa di pelle scura
con la bocca spalancata
morso di carne soda

Stella nera che brilla
mi voglio divertire
nell’umido dolce
del miele del tuo alveare

Sorella mia Jamin-a
mi perdonerai
se non riuscirò a essere porco
come i tuoi pensieri…

Fabrizio De André – Megu Megun

MEDICO MEDICONE
E io e io e io
e andare andare e uscire all’aria
sudare sudare
e il cuore il cuore il cuore da trascinare
fino a prendere a prendere
il treno il treno

E nella galleria
la gente entra al buio
esce ammalata
cesso d’un farmacista
e nello stretto ti guardano
ti domandano chi sei
il patrimonio e il mestiere
che per loro il viaggiare non lo è
poi ti tocca un portiere viscido
e una stanza umida
e nell’altra stanza
le bagasce a dare il menù
e tu con una voglia che non vuoi
a tirare la Bibbia nel muro
chiudere a chiave anche la finestra
e a ciambellarti sopra il cuore

Uh medico medico medico mio medicone
Uh vieni vieni giù dal seggiolone

Una sedia dura
scemo di un tortaio
una farinata che suda e le manca il sale
tutti succhiatori di lische dal pappone in giù
se giri la testa ti vedi il culo
e a star fuori c’è il rischio che ti tocchi una passione
per una faccia da Madonna che ti sposta il comò
un amore mai in esclusiva
sempre con qualcosa da pagare
una signorina che sotto la coda
ha il buco da signora

Uh medico medico medico mio medicone
uh vieni vieni giù dal seggiolone
uh che cazzo di contratto mi faresti fare
uh che a forza di prendere aria si va all’ospedale

E io e io e io
non andare non andare
stare qui stare qui stare qui
dormire dormire
e io e io e io
non andare non andare
stare qui stare qui stare qui
sognare